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- ma che soddisfazioni!!! è passione, modo di pensare e per qualcuno di "vivere",coraggio nel prendersi le proprie responsabilità senza mai nascondersi,stare sempre in "prima linea",portare all'estremo il proprio amore per Cava e la Cavese,non pretendo che tu capisca ma solo che rispetti chi la pensa in questo modo così come gli altri devono fare con le tue idee. Purtroppo la gente confonde ancora la parola "ultras" con quella "delinquente" ma nonostante gli ultras non siano degli angeli non saranno mai dei demoni. Solo Cavese
- E che ti devo dire, sono soddisfazioni!!!
- rispetto la tua opinione ma ti prego di parlare solo per te.SONO NATO E MORIRò ULTRAS quindi come vedi non trovi terreno fertile per le tue idee Solo Cavese
- Caro amico,questa gentaglia deve andarsene via dalla cavese,ormai sono la rovina nn solo della nostra squadra ma dell'intera città,nn c'è alcuna giustificazione per loro,stanno seppellendo lo sport a Cava. Questi nn se ne fregano niente della squadra,si riempiono di skifezze e vengono a sfogare le loro fobie allo stadio,noi persone per bene nn li vogliamo più e basta,al diavolo gli ultrà,la fede,il credo,ma chi se ne fotte!!!!!!!!!!!
- fattela raccontare meglio la storia carissimo cosentino,molti dei vostri in tribuna hanno visto tranquillamente la partita ma per quelli che credevano di fare i "guappi" in casa nostra,nelle nostre strade non c'è stato scampo,avevate già rotto il cazzo l'anno scorso con quell'invasione di campo che ci è costata cara e quest'anno avete voluto fare nuovamente gli eroi ed è finita male......bisogna avere rispetto nella vita come ne avrei io se venissi a cosenza NON DIMENTICARLO. Solo Cavese 1919
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Dale Cavese
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Ognuno di noi porterà per sempre dentro di sé qualcosa di Catello Mari: la sua amicizia, la sua simpatia, la sua lealtà, la sua esuberanza, la sua grinta, la sua classe. Perché Catello non era solito limitarsi al suo ruolo di protagonista dello spettacolo calcistico della domenica, lui era lì in mezzo a tutti, come un amico, pronto a prendere in giro, ma soprattutto pronto a prendersi in giro per i suoi difetti di uomo e calciatore. Sempre con umiltà, senza esaltarsi, cosa non facile ad accadere nel difficile mondo del pallone. Gli piaceva stare soprattutto a contatto con i tifosi della curva, quelli caldi che ti fanno sentire addosso come la pelle la maglia di una squadra magica come la Cavese. Era arrivato a Cava de’ Tirreni nell’estate del 2004 come una scommessa da vincere. Infatti, fino a quel momento non aveva mai giocato in Serie C, esibendosi con le maglie di Ebolitana, Capri, Angri, Turris e Casertana. Con i falchetti aveva vissuto un’esperienza importante, segnalandosi come uno dei migliori difensori centrali della Serie D. Nella stagione del 2002/2003 aveva conosciuto e stretto un legame importante con Sasà Campilongo, che era diventato allenatore della Casertana. Ci aveva messo davvero poco a farsi apprezzare dai tifosi della Cavese. Non aveva giocato la prima gara ufficiale di Coppa Italia contro la Juve Stabia, in quanto infortunato ad una spalla, ma dalla tribuna aveva visto la Curva Sud in festa. Gli era piaciuta e quel suo sguardo testimoniava quella a voglia di rendere felici ed essere insieme a quei tifosi. Il suo ingresso in formazione-tipo conferì solidità a tutto il reparto difensivo ed in più la sua regia arretrata concedeva ulteriori margini di manovra alla squadra. Quando ti capitava di portare qualcuno nuovo allo stadio, a cui dovevi spiegare come era e che cosa era quella nuova Cavese, su tutti potevi fare qualche commento, poi arrivavi a Mari e dicevi: “Ecco quello è Catello Mari, insuperabile, imbattibile, un leone, una sicurezza, insomma uno di noi”. E ti rassicuravi, perché sapevi che Catello era lì, pronto a lottare sempre per quella maglia, tutte le domeniche, quelle più belle e quelle più sfortunate. Nel dicembre del 2004, per la precisione nel giorno dell’Immacolata, quando ci rese visita il fortissimo Manfredonia di Bitetto, Catello Mari disputò una delle partite più incredibili della sua vita agonistica. Praticamente perfetto tanto da indurre la carta stampata all’unanimità a mettergli 8 in pagella. Invalicabile al centro della difesa, devastante nelle sue proiezioni offensive, organizzate con classe e tempismo, così come il suo primo gol con la maglia degli Aquilotti il 14 dicembre del 2004, di testa nel sentito derby al San Francesco di Nocera, seguito dal raddoppio del suo grande amico Tony D’Amico. Ci aveva poi preso gusto con il fondo della rete avversaria, totalizzando nel corso del campionato ben 4 gol. La sua grinta e la sua classe rimanevano impresse anche negli occhi degli avversari. Così come accadde in quella sfortunata domenica di giugno a Gela, dove in 9 uomini la Cavese abbandonò i suoi sogni di gloria. Catello aveva giocato come un leone, ma poi allo scadere del 120’ minuto era scoppiato in lacrime, davanti ai suoi tifosi. Sembrava dovesse salire di categoria, lo avrebbe del resto meritato ampiamente, ma poi aveva deciso di rimanere in questa straordinaria Cavese con Sasà, Nicola Dionisio, Tony, Gerardo Alfano, Antonino Schetter, Tato, Mancinelli, perché avevano capito che insieme potevano essere una grande squadra. Così hanno accolto in pianta stabile altri incredibili compagni come Arno e Nocerino, Pittilino, fedele scudiero del reparto difensivo, il bulldozer Ercolano, gli esperti Dario Rossi e Pietro Parente, i giovani Risi, Sorbino, Di Bonito, Aurino, Cirillo, Musella, gli sfortunati Sanetti, Rodomonti e Campanile e Peppe-gol Aquino, altro simbolo di questa squadra. Con un gruppo di uomini così unito la Cavese ha vinto a mani basse il campionato di Serie C2, con Mari ancora perno fondamentale, simbolo di questa squadra. Anche nella trasferta sul terreno di Sassuolo nel mese di dicembre Catello aveva realizzato un gol di straordinaria bellezza con un tiro al volo da fuori area di sinistro su un pallone proveniente direttamente da un calcio d’angolo di Arno. Era poi andato a festeggiare sotto il settore dei tifosi metelliani alla sua maniera, con le mani nei capelli, perché si era sentito semplicemente un matto a fare quel gol. Così vorrei per sempre ricordarti con quelle tue pazze e sorridenti corse verso la tua curva, il tuo pubblico, la tua gente. Ora sei lassù a giocare con la squadra degli immortali insieme a Bruno Mazzotta, Ciccio Troiano, Gianluca Signorini, Simonetta Lamberti, Antonio Chiappetta, Vincenzo Del Vecchio. Grazie Catello per quello che sei stato e grazie per quello che con la tua semplicità ci hai permesso di essere. Ciao Catello, addio bandiera |




